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October 09 Polo Museale Monastero di Santa Maria del Popolo di Cerignola-Ascoli Satriano
SEGNI
personale di
GIOVANNI TURI
4 – 31 MARZO 2008
Polo Museale Monastero di Santa Maria del Popolo di Cerignola - Ascoli Satriano
Segni
*Segni* sul mistero della Passione: un’esplorazione, fra il dogma, il sacro e la quotidianità, sulla nostra cultura e il nostro modo di fare civiltà…”che ha disertificato ogni possibilità di reperimento di senso della propria vita”. (U. Galimberti).
Questo il tema della personale dedicata dal Polo Museale Monastero di Santa Maria del Popolo di Cerignola-Ascoli Satriano a Giovanni Turi, artista pugliese nato a S. Giovanni Rotondo in provincia di Foggia, nell’ambito della Settimana della Cultura 2008 promossa dal Ministero per i Beni e le attività Culturali. L’intento dell’installazione è esprimere il cambiamento di come oggi percepiamo gli eventi e gli spazi ad essi dedicati, la parte più appariscente di uno stravolgimento nel sapere e nel fare della cultura e i modi di vivere del mondo contemporaneo. Etica, estetica, religione, politica, relazioni sociali e personali non sono più come prima. Il recupero della storia e della memoria non solo delle nostre tradizioni religiose, in contrapposizione dei modelli imposti dai media per il controllo e manipolazione di massa, è all’origine dello stesso recupero e riutilizzo dei materiali trovati dall’autore: legni, metalli, plastiche, teli, suoni e immagini in movimento. Usa gli scarti come metafora della condizione umana, dove anche le relazioni non sfuggono alla logica del consumo. Strutturata come opera d’invocazione, che guarda al cielo come se volesse dare colore, forma e suono all’invisibile. E rito di lamentazione, per l’utilizzo della croce, un segno sublime bellissimo, ridotto a rappresentare i conformismi più ambigui. Quale Gesu’ conosciamo se la maggior parte di noi cristiani invoca e preferisce Padre Pio. All’interno del Museo, l’artista ha creato delle sinergie tra i manufatti d’arte e artigianato sacro già in sito e le nuove composizioni, volte ad assorbire da quelle pitture, sculture e oggetti vari dell’antica tradizione, la loro essenza intima per trasformarla e restituirla poi, con la sua immagine del mondo. Gli accostamenti tra le opere già preesistenti nel contenitore museale e le sue, sono casuali più che logici: così che ognuno potrà costruire una visione propria dell’installazione su un terreno non ancora tracciato e privo di appoggi di sicurezza.
Un Contemporaneo dell’arte al museo
La personale dell’artista G.Turi: “Segni sul mistero della Passione di Cristo”
nel Polo Museale di Ascoli Satriano (Fg)
Nel compiere una meta-analisi della rassegna sui lavori d’arte contemporanea di Giovanni Turi, si scopre il gusto estetico e si rimane colpiti da un sottile velo di mistero per i segni presenti. “Segni” è dunque, il titolo della mostra “installazione” proposta nel Polo Museale presente nel monastero di Santa Maria del Popolo,del XIV sec., ad Ascoli Satriano, in provincia di Foggia.
L’iniziativa d’arte, presentata al pubblico dal 4 al 31 marzo del c.a., è stata inserita nell’ambito della manifestazione de “La settimana della Cultura” edizione 2008 promossa dal Ministero per i Beni e le attività Culturali.
L’artista pugliese, Giovanni Turi, nato nella città di S. Giovanni Rotondo, ha voluto rappresentare “i Segni della Passione di Gesù Cristo” insieme ad alcuni aspetti significativi della tradizione della Settimana Santa, avvalendosi di uno sfondo etnostorico con un medium museale.
L’interazionismo simbolico e l’intenzionalità comunicativa dell’installazione, opera di arte concettuale, hanno costituito un fulcro ermeneutico per sottolineare i cambiamenti della nostra società: nell’etica, nella politica, nel senso religioso e nelle relazioni umane.
Ancorati a questo approccio, l’opera è un manifesto d’invocazione che guarda al cielo come se volesse dare colore, forma e suono all’invisibile, ma anche una lamentazione, per l’utilizzo della Croce, quale segno significante, ossia realtà della vita, ridotto a rappresentare opportunismi d’interessi.
A tal proposito, l’esito di un sondaggio, pone Gesù Salvatore, al 4° posto nelle preghiere e nella devozione dei santi.
Il passo successivo nel visitare l’installazione, ci porta ad osservare accostamenti – innesti tra le opere già presenti nel Monastero di Santa Maria del Popolo con quelle dell’artista, che sono casuali per lasciare ad ognuno di costruire una visione propria di tutta l’Opera.
Sono visibili accostamenti e innesti tra le opere, riconducibili a un sinolo dialogico tra forma e materia,tra spazi e materiali, per leggere i tanti avvenimenti della storia e comprendere così, i numerosi cambiamenti culturali, dall’artigianato all’arte e dall’economia alla politica.
L’installazione e la sua creazione fatta con elementi assemblati come legni, metalli, teli,plastiche e ad altro, si incastona nei vari spazi e l’impressione generale che ne consegue è una visione polimaterica del reale in movimento scenico simile alla scansione di fotogrammi sincopati.
In questa prospettiva, ironica e naturale, si scoprono emozioni che oscillano da una situazione di sinestesia di causa – effetti ad un'altra, di sincretismo tra antico e moderno;
si capiscono relazioni seduttive, requisito fondamentale, per riflettere e interrogarsi sull’epistemologia dell’ arte che cerca e ricerca sul Mistero della Passione di Cristo.
Quel Mistero che ci deve motivare a fare i conti con la sofferenza del singolo e della società, il punto di incontro per misurarci nell’umanità.
L’arte, linguaggio sensibile e universale, inscritta nel DNA del genoma umano, non può dirimere i dubbi esistenziale se non accompagnata dalla forza dello spirito, che in un sentire policromatico, può “ri-di-Segnare”, sulle pagine della quotidianità di ogni uomo la certezza, quella certezza – bisogno chiamata verità.
“Il Segno visibile”, la sorgente, quella che disseta una civiltà che sembra vivere nel deserto dell’ego sum.
(Francesco Gorgoglione June 11 SUL MISTERO DELLA PASSIONE: INSTALLAZIONE DI GIOVANNI TURI
SUL MISTERO DELLA PASSIONE: INSTALLAZIONE DI GIOVANNI TURI
Giovanni Turi, nato a San Giovanni Rotondo nel 1955, lavora nella Biblioteca della sua Città, la stessa nella quale esporrà dal 1° aprile al 30 giugno 2007 la mostra personale che raccoglie opere a lungo meditate e incentrate sul mistero della Passione di Cristo.
Artista nel senso più antico di questa parola – quello greco di téchne che secondo Heidegger[1] accosta l’Arte al Fare – Turi inventa e reinventa tecniche inusuali, sperimentando di continuo e con perizia accostamenti arditi fra materie diverse per qualità, pregiate e povere, che magicamente si accordano tra di loro quasi che il giornale spiegazzato, il lenzuolo rattoppato o la vecchia porta siano il naturale supporto delle sue composizioni artistiche tanto quanto le classiche tele e le nobili tavole.La stessa audacia caratterizza pure l’iconografia delle sue produzioni. Nell’esposizione, che i visitatori avranno modo di ammirare, Turi non si limita a scandagliare il significato della morte e risurrezione del Figlio di Dio, e quali effetti questo avvenimento raccontato dai Vangeli ha avuto sull’umanità intera. Non si tratta di un mero intellettualismo speculativo su Gesù che sembra essere tanto à la page negli ultimi tempi.
Egli recupera, e così facendo lo riveste di una nuova dignità, il simbolismo delle tradizioni popolari della Settimana Santa, gli oggetti e gli animali che con sentimenti più diretti e semplici una volta, quando la tradizione non era folklore, venivano percepiti come indissolubili dalla figura del Cristo patiens e che un minimalismo diffuso ha man mano ridotto a favore di una rappresentazione scarnificata – senza carne – del Crocifisso.
Questo sincretismo tra classico e popolare è una peculiarità turiana. Intrinseca all’artista già dai tempi in cui frequentava l’Istituto d’Arte e il Conservatorio di Musica a Foggia, tale caratteristica Turi la esteriorizza sia attraverso la pittura sia per mezzo dei suoni che fa scaturire dagli strumenti a percussione che ama ancora una volta costruire e assemblare da sé e che sono l’altra sua passione vitale.
Poliedrico nella sua attività artistica e oltremodo schivo come persona, forse non tutti nella sua stessa Città sanno che le opere di Giovanni Turi sono presenti in collezioni pubbliche e private, in Italia e all’estero; che ha suonato con grandi musicisti; che dal 1990 ha diretto le quattordici edizioni di Italia San Giovanni Rotondo Jazz Festival.
[1] M. Heidegger, L’origine dell’opera d’arte, in: Sentieri interrotti, La Nuova Italia, Firenze 1989, p. 44.
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LA PASSIONE
tema dell'installazione di Giovanni Turi
CIVICA “M. LECCE” - San Giovanni Rotondo
2 aprile - 30 giugno 2007
TRE MESI PER UNA PERSONALE CHE RACCONTA DI TRADIZIONE, RELIGIONE E STORIA. GIOVANNI TURI PLASMA DIVERSI MATERIALI PER DARE VITA ARTISTICA ALLA SUA CREATIVITA'. LA MUSICA E L'ARTE SI FONDONO PER FORMARE UN'UNICA PASSIONE. GIOVANNI TURI DAL 1970 SI CIMENTA IN QUESTI DUE SETTORI. DOPO AVER SUONATO, ORGANIZZATO MANIFESTAZIONI MUSICALI ED ESPOSTO IN DIVERSE CITTA' D'iTALIA, IL CREATIVO DI SAN GIOVANNI ROTONDO PRESENTERA' LE SUE OPERE FINO AL 30 GIUGNO NELLA BIBLIOTECA CIVICA DEL CENTRO GARGANICO. DIPENDENTE PROPRIO DELLA STESSA BIBLIOTECA, L'AUTORE ARTISTICAMENTE SI E' FORMATO ALL'ISTITUTO D'ARTE E AL COSERVATORIO MUSICALE FOGGIANO. UNA LUNGA ESPOSIZIONE PER IL MISTERO DELLA PASSIONE, L'INSTALLAZIONE CHE RACCONTA NON SOLO DELLA MORTE E RESURREZIONE DEL FIGLIO DI DIO, MA ANCHE DELLE TRADIZIONI PASQUALI DELLA NOSTRA TERRA E DEL LORO SIGNIFICATO. LA CREATIVITA' DELL'ARTISTA GARGANICO, SI ESTRINSECA SOPRATTUTTO NELL'UTILIZZO DI MATERIALI E LINGUAGGI DIVERSI, MA RICCHI DI SIMBOLISMO. ECCO ALLORA CHE UN LENZUOLO RAMMENDATO O UNA VECCHIA PORTA RIESCONO EGREGIAMENTE A SOSTITUIRE TELE E SUPPORTI LIGNEI, LASCIANDO INTATTO IL PREGIO ARTISTICO DEL LAVORO E RIUSCENDO A SOTTOLINEARE IL SENSO DI APPARTENENZA A UN TERRITORIO O A UNA STIRPE. LA PASSIONE DISEGNATA E RAPPRESENTATA DA TURI NON HA SOLO RIFERIMENTI ALLA RELIGIONE, MOLTO SENTITA NEL SUO PAESE CHE HA UN LEGAME INDISSOLUBILE E NOTO A TUTTI CON PADRE PIO DA PIETRELCINA, MA AFFONDA LE SUE RADICI E IL SIGNIFICATO ANCHE NELLA STORIA, NELLA FILOSOFIA E NELLA SCIENZA. CON MATERIALI RICICLATI, OLI E ACRILICI, E L'INTERAZIONE DI DIVERSI LINGUAGGI, MUSICA E CINEMA, L'AUTORE SANGIOVANNESE PARTE DUNQUE DA GESU', DALLA FEDE, PER INTRAPRENDERE UN VIAGGIO PIU' LUNGO, CHE PORTA MOLTO LONTANO. (VIVEUR N. 14 - ANNO XV; 6 APRILE 2007)
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Passio Christi
(Il mistero della passione)
Personale di Giovanni Turi
La Passione di Cristo ha sempre costituito una delle coordinate essenziali e fondanti della storia dell’uomo immerso da sempre, nel suo cammino esistenziale, in un universo di luce e di tenebre.
Un evento che certamente ha turbato, nello scorrere del tempo, menti e coscienze e ha provocato dolore, stupore, conversioni.
Accadimento, ove un uomo, pur essendo figlio di Dio, nella sua Passio ha subito nelle carni e sentito nel suo animo, sofferenza e dolore estremo (pati, pàthos, lype, aegritudo), per donarsi agli altri, per la loro Rigenerazione e Salvezza.
E tanti sono stati coloro che si sono ispirati a tale evento: filosofi, teologi, scrittori e poeti, pittori e scultori, musicisti.
Già Platone (Timeo) e Pascal (Pensieri) avevano riconosciuto all’uomo la capacità di elevarsi con il pensiero al di sopra delle cose, di conoscerle, interpretarle e trasmetterle agli altri, fino a farsi parola, messaggio, comunicazione.
L’uomo è il suo linguaggio e la parola (verbum), intesa come una forma di comunicazione, è rimedio a tutti i mali (Omero, Menandro, Socrate, Wittgenstein).
Ed il tempo stesso (Kairòs), come distensio animi (Sant’Agostino), affida, all’interno della coscienza e dell’anima stessa, la conservazione e la comunicazione del passato, in collegamento con il presente (visione) ed il futuro (attesa).
Nella personale di Giovanni Turi, dedicata appunto alla ”Passio Christi”, molte delle citate caratteristiche sono presenti nella sostanza e nella forma.
Artista dai molteplici interessi (pittura, musica, teatro, letteratura), dotato di una grande sensibilità, di una lungimirante visione dell’arte stessa e della sua valenza, egli fa della Passione una rievocazione-comunicazione visiva che penetra lentamente nella persona che osserva e la coinvolge profondamente.
Una visione dell’Arte intesa, anche, come espressione e creazione del Bello da parte di quello spirito che aleggia in ogni uomo (Baumgarten) e che lo rende quasi divino: “E’ con la scienza che l’uomo s’india“ (Platone,Fedone).
Croce diceva (Estetica) che un’opera d’arte per essere tale deve provocare nell’animo del visitatore-osservatore forti emozioni e sentimenti (aisthetikòs). Elementi ben presenti in questa installazione che abbatte le barriere stilistiche all’interno dei linguaggi.
L’artista, poi, ha collocato la Passio in un percorso temporale e spaziale oltremodo originale ed interessante, ove le scene si rivelano in tutta la loro drammaticità ed essenzialità.E tutto si fa rivelazione e comunicazione. Figure che diventano messaggi e categorie (Aristotele), che inchiodano l’uomo al suo destino, in quella meravigliosa avventura che è la vita stessa.
Osservando, in sequenza, le varie immagini e scene, prodotte con materiali diversi e con tecnica varia e mista, si rivelano presenze legate alla cultura e alla religiosità popolare, alle varie tradizioni locali, in un simbolismo oltremodo spontaneo, concreto e fascinoso. Si leggono, infatti, evidenti stigmi afferenti costumanze e riti della Settimana Santa, ove il popolo ha riversato tutta la sua Fede.
Non mancano riferimenti biblici (il vitello d’oro), riguardo allo smarrimento dell’uomo della via del Bene, in balia di falsi idoli e del peccato stesso, nell’attesa della conoscenza della Verità e della Redenzione.
Cultura classica-dotta e cultura popolare si coniugano e si integrano a vicenda in un simbolismo interessante, con il recupero di elementi ed oggetti attinenti l’universo delle tradizioni popolari, in un itinerario temporale-spaziale: croci, chiodi, martelli, scale, corona di spine, pellicano, gallo, pecore ed altri.
Un percorso in ascesa (lungo la scalinata della Biblioteca, sede della Installazione), ove il visitatore incontra il Crocifisso, con a latere le altre due Croci, mentre un’altra si sfuma in lontananza, viatico doloroso dell’umanità stessa alla ricerca della Salvezza.
E lì, davanti a questo Crocifisso, cuore pulsante di tutta la Mostra, simbolo concreto di dolore, di sofferenza, di Resurrezione, il visitatore-viator, ritrova la sua Pace:
“Sei grande, Signore, e meriti ogni lode; grande è la tua potenza e la tua sapienza non ha limiti.
…tu ci hai fatti per te e il nostro cuore non ha pace finchè non riposa in te…
Signore Dio mio, dacci la pace; ci hai, infatti, arricchito di tutto. Dacci la pace del riposo, la pace del sabato, una pace senza tramonto...”
(Sant’Agostino, Le Confessioni,I ,1 ,4 ; XIII, 1, 2).
RIFLESSIONI
“Mistero della Passione”
NEGLI SPAZI DELLA BIBLIOTECA CIVICA “M. LECCE” DI S. GIOVANNI ROTONDO, È PRESENTE DAL 2 APRILE – AL 30 GIUGNO 2007, UNA PARTICOLARE E SIGNIFICATIVA INSTALLAZIONE.
DOPO GLI STUDI TRADIZIONALI DELL’ ARTE PROPRIAMENTE DETTA, GIOVANNI TURI, PITTORE E SCULTORE SANGIOVANNESE, NEL SUO PANORAMA TRENTENNALE DI RICERCA ARTISTICA, ESPRIME LE TEMATICHE PROPRIE DELL’ARTE CONCETTUALE, MOVIMENTO ARTISTICO DIVENUTO UN FENOMENO INTERNAZIONALE NEGLI ANNI ’60 DANDO ORIGINE A UNA PRODUZIONE MOLTO DIVERSIFICATA, NELLA QUALE L’ELEMENTO PIÙ IMPORTANTE È L’IDEA CHE STA DIETRO L’OPERA PIUTTOSTO CHE L’ABILITÀ TECNICA DELLA SUA ESECUZIONE. ARTISTI CHE, DAI VARI MATERIALI, SVILUPPANO CONCETTI E MODALITA’ SIMBOLICO-COMUNICATIVE DAI LINGUAGGI SPECIFICI - AZIONE PROPEDEUTICA (PERFORMANCE) - INSTALLAZIONE - SCULTURA - OPERA VIDEO E AUDIO A SIGNIFICATI SPREGIUDICATI.
LA PERSONALE, METTE IN LUCE ZONE E LUOGHI DI POCA CONSIDERAZIONE, LE OPERE DI PITTURA E DI SCULTURA SONO CREATE DA MATERIALI DIVERSI TROVATI, IN RIFERIMENTO ALLA TEMATICA EVANGELICA SUL MISTERO DELLA PASSIONE DI CRISTO, IN UN PERCORSO CHE VEDE IL VISITATORE INCURIOSITO, AFFASCINATO E SOPRATTUTTO INTERATTIVO CON TUTTI GLI ELEMENTI PRESENTI.
UN ASPETTO SALIENTE CHE APPARE A PRIMA VISTA È IL MODO CON CUI L’ARTISTA ASSEMBLA TRA LORO I MATERIALI TROVATI: TELI, PLASTICHE, SCARTI INDUSTRIALI, METALLI, LEGNI ED ALTRO NEL LINGUAGGIO ESPRESSIVO DELL’ARTE E NEL FARE DELLA TECNICA.
LUNGO IL PERCORSO ESPOSITIVO LE OPERE SNODANO E MANIFESTANO LE VICENDE DELLA VITA DELL’AUTORE CHE SI RACCONTA CON CRITERIO DI ESSENZIALITÀ:
SPINTO DA QUESTI INTERROGATIVI, FA PENSARE E RICHIAMA ALLA MEMORIA DELLA STORIA PER NON DIMENTICARE LE TRADIZIONI, CHE RACCONTANO IL PASSATO, RICORDANO QUALI SONO I VALORI ED EDUCANO AL PRESENTE.
IN UNA COSTELLAZIONI DI INFORMAZIONI E DISINFORMAZIONE, LA REALTÀ SOCIALE SEMBRA A RISCHIO DI UN NICHILISMO DESTRUTTURANTE CHE CREA MITI E APPARENZE, RELATIVIZZA IL PROPRIO PUNTO DI VISTA A DEFINIZIONE DEL SECONDO ME AVULSO DA QUELLO CHE È L’ESSENZA DELLA PARADIGMA DELLA CULTURA COME L’ ELABORAZIONE DEL PENSIERO, IL CONFRONTO, IL SENSO CRITICO E L’ EPISTEMOLOGIA DEI SIGNIFICATI, NON VIVE IL TEMPO NATURALE, MA RIMANE VITTIMA DELLE SOVRASTRUTTURE ECONOMICHE.
ATTRAVERSO UN LINGUAGGIO ICONOGRAFICO E SCENOGRAFICO SEMPLICE E AL TEMPO STESSO COMPLESSO, SI OSSERVANO SCULTURE E DIPINTI CHE RAPPRESENTANO LA TRADIZIONE DELLA SETTIMANA SANTA, INFINE SI ENTRA NELL’INSTALLAZIONE E SI ACCENDONO LE EMOZIONI ALLA SUCCESSIONE DI FLASHBACK DEL FILM IL VANGELO SECONDO MATTEO, DOVE IL SONORO E SOSTITUITO DA RITMI E SUONI IMPROVVISATI IN UN CONCERTO DEL 1990
L’ORIGINALITA’ DEI SUONI IMPROVVISATI E DELLE VIBRAZIONI MUSICALI CREATI IN LUOGHI E TEMPI DIVERSI SEMBRANO ESSERE STATI SCRITTI AL MOMENTO PER QUEI FOTOGRAMMI TROVATI NELLA CULTURA DEL PASSATO, MA ATTUALI ORA DOVE SCORRONO LE IMMAGINI DELLA PASSIONE DI GESÙ CRISTO CHE CON LA RESURREZIONE, SALVA DALLE INQUIETUDINI E DALLE SOFFERENZE E AFFERMA “L’IO SONO….(VANGELO DI Gv.15,5), IL FOCUS DELLA COSCIENZA PER ESSERE UOMINI LIBERI E VIVERE A PIENO UNA VERA UMANITA’.
IN QUESTA CORNICE STORICO-BIBLICA E DI MEMORIA DELLA TRADIZIONE, L’ARTE TURIANA MANIFESTA CON DOVIZIE DI PARTICOLARI IL CUORE DELLA PASSIONE: LA RESURREZIONE DI GESÙ CRISTO CHE E’ LA VIA, LA VERITÀ E LA VITA ….(VANGELO DI Gv.14,6),). NON UN EVENTO STORICO, MA L’EVENTO CHE INDICA LA FATICA PER ESSERE COERENTI, IL NON ANTEPORRE GLI INTERESSI ALLA VERA GIUSTIZIA, MA RISPETTO DELLA VITA NEL SUO DIRITTO.
NELLA STAGIONE DELLO SMARRIMENTO (GIOVANNI PAOLO II) E DEL RELATIVISMO COMPORTAMENTALE (BENEDETTO XVI) LA FIGURA DEL RISORTO SI PONE ALLA RIFLESSIONE DELL’UOMO DI OGGI COME SUGGERIMENTO CHE RENDE CONSAPEVOLE L’INDIVIDUO DI CERTEZZE NELLA RICERCA DEI VALORI AUTENTICI CHE ORIENTANO IL SENSO DELLA VITA.
S. GIOVANNI ROTONDO, GIUGNO 2007
FRANCESCO GORGOGLIONE |
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